venerdì 15 aprile 2011

Disgraziatamente, noi no.

Certe volte un equivoco può essere rivelatore.
Anzi certe volte può addirittura essere il varco verso una diversa dimensione, magari anche migliore.
L’immagine che vedete alla vostra sinistra è l’intestazione di una lettera mandata da un ufficio della regione sicilia ad un altro ufficio regionale.
E come ben potete osservare coi vostri occhi, l'assessorato “…dell’Identità Siciliana”, abbastanza ridicolizzato di per sè nonostante la sua degna funzione pubblica che dovrebbe muoverne l'attività, viene involontariamente ribattezzato “…dell’Indennità Siciliana”.
Ecco, dal refuso, in un attimo il varco si schiude.
E' l’errore stesso a suscitare lo stato di bisogno: davvero si sente l’urgenza di un’indennità, un somma che risarcisca del dover vivere in Sicilia.
Sorprende che nessuno ci abbia pensato prima, come una forma estrema di assistenzialismo. C’è anzi da immaginare che sia piuttosto alta, questa indennità.
E chissà, magari in quella dimensione temporale generata dall'equivoco, qualcuno già ne è titolare, la percepisce. Ma disgraziatamente, noi no. Io, tra l'altro, sebbene siciliana d'origine e per la vita, al momento vivo in Trentino, quindi l'indennità non mi spetterebbe più, a meno che non contasse come 'motivo aggiunto' 'l'essere troppo lontana'.

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