lunedì 5 dicembre 2011

QUALCUNO BATTA IL RIGORE, PERFAVORE!

(Da un articolo di Repubblica)
I tifosi di calcio conoscono bene il sentimento di quando la tua squadra sta vincendo e gli attaccanti cominciano a sbagliare gol a ripetizione. Gli avversari sono imbambolati, e quelli continuano a prendere pali e sciupare occasioni. Sulla carta stanno ancora vincendo, ma di fronte a tanti sprechi una specie di inquietudine si impadronisce del cuore di ogni tifoso. Esiste una regola non scritta che va sotto la definizione di “Gol sbagliato - gol subito”. Una specie di nemesi calcistica che quasi sempre colpisce gli sprechi rivoltando la frittata di un risultato che sembrava acquisito. Il tifoso sa che per qualche misterioso motivo questa regola trova rarissime eccezioni. Perciò trema.
Ecco. In questo stato d’animo si trova l’elettore palermitano di centrosinistra. Di qualsiasi centrosinistra compreso fra Italia dei Valori e la buonanima di Rifondazione Comunista: alla base le sfumature sono labili, si colgono solo nel chiuso delle segreterie di ciascun partito. L’elettore-tifoso vede la sua squadra in vantaggio ma pericolosamente propensa a sbagliare gol a porta vuota e a litigare per ogni passaggio sbagliato.
Arriva poi il momento in cui l’arbitro fischia un rigore a favore, e visto l’andazzo a quel punto ti viene una specie di ridarella isterico-scaramantica. Vorresti sembrare spiritoso, ma è una ridarella che confina col panico. Tu, tifoso del Centrosinistra, capisci che la vittoria è a portata di mano, ma anche che i ragazzi in campo stanno facendo ogni sforzo per incasinare tutto. Non sanno decidere chi deve tirare il rigore. L’allenatore sarà stato espulso, o si è addormentato sulla panchina: insomma, c’è poco da fare affidamento su di lui. E il caos prevale.
La lettura dei quotidiani locali in queste settimane è un calvario che somiglia al replay reiterato di ogni occasione perduta. Ti fanno rivedere al rallentatore gli attaccanti che litigano per chi deve tirare il rigore. C’è pure il fermo-immagine di ogni singola mandata affanculo, e tu capisci che anche quel rigore è destinato a finire alto sulla traversa, perché l’eccesso di litigiosità porta al disastro.
Cercare di tenersi aggiornati è una specie di condanna. Se si salta la lettura dei quotidiani per un giorno, poi non si capisce più niente. Dopo un breve viaggio, per dire, non sei più in grado di districare le ragioni e i torti di ciascuno, le appartenenze e i veti incrociati. Si legge e non si capisce. E il fatto di non capire non rappresenta un’attenuante al panico incipiente. Tu sai che al primo contropiede gli avversari sono capacissimi di farti il golletto che serve a pareggiare e poi vincere ai tempi supplementari.
Nell’animo del tifoso non conta più chi tirerà il rigore. Tu avresti la tua preferenza, ma a questo punto non importa: vorresti che tirasse chiunque, purché subito. E con l’appoggio morale di tutta la squadra. Facciano le primarie, o una conta più sbrigativa, tipo Ambarabàcicìcocò o PassaPaperino. Ma smettano di dare questo spettacolo indecente e menagramo. Smettano subito.
Quelli invece continuano a litigare, e nessuno ricorda più perché hanno cominciato. Se anche se lo ricordassero, ai tifosi non importa. Nemmeno vogliono sapere più chi è per le primarie e chi no, per quali differenti motivazioni. Sanno solo che vedono sfumare giorno dopo giorno il vantaggio, logorato da rivendicazioni di bottega o addirittura bassamente personali. Viene voglia di andare via dallo stadio o spegnere la tv per non dover più soffrire.
Di fronte al moltiplicarsi delle faide interne alla squadra del Centrosinistra il disamore dei tifosi rischia di prevalere. Se davvero fosse una partita di calcio basterebbe voltarsi dall’altra parte in funzione d’esorcismo, non guardare, e dall’urlo della folla capire se il rigore è finito in rete o no.
E qui si ferma l’allegoria. Perché in una competizione politica il rigore viene tirato da un singolo, ma sempre con il conforto dei compagni di squadra e dei tifosi. Se ci voltiamo tutti dall’altra parte, il rigore finisce alto di sicuro. C’è bisogno dell’entusiasmo di tutti e di ciascuno, per vincere ogni elezione: e questa in particolare. Panico e disamore fra i tifosi sono un lusso infondato e un rischio che non possiamo permetterci di correre.

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