lunedì 29 agosto 2011

EmoAnimal: il regno animale del sangue!


E' stata durante una conversazione in famiglia, una di quelle che si fanno d'estate in veranda mentre si prende il fresco, che giunti (non chiedetemi come) a parlare di nascite, trasfusioni e gruppi sanguigni mi è venuto spontaneo chiedere se anche i nostri amici a quattro zampe hanno come noi il problema o la fortuna di essere donatori o ricevitori universali nelle emotrasfusioni.
E' una domanda che non mi sono mai posta e che invece ho realizzato essere di fondamentale importanza. Ho pensato: "E se i miei due cucciolotti ne avessero bisogno?? Un sangue varrebbe l'altro o servirebbe esattamente sapere a quale gruppo sanguigno appartengono??"
Così a fine giornata, ieri sera, mi sono messa al pc per qualche ricerca e ho scoperto che la natura non perde occasione per sorprenderci e che a noi poveri umani non resta che osservarla con rispetto e reverenza.
E' bene ripassare intanto un po' di biologia umana: i gruppi sanguigni sono determinati dalla presenza di antigeni specifici sulla superficie dei globuli rossi. La determinazione del gruppo sanguigno è un elemento indispensabile prima di procedere a una trasfusione di sangue.
Chi ha un particolare gruppo sanguigno, infatti, può ricevere trasfusioni solo da chi presenta un gruppo sanguigno compatibile.
L'evidenza che l'uomo non potesse donare sangue a chiunque o riceverlo da chiunque risale all'inizio del XX secolo, quando alcuni medici osservarono che molto spesso l'esito negativo di trasfusioni dipendeva dall'incompatibilità dei gruppi sanguigni tra ricevente e donatore. Più precisamente, fu il patologo austriaco Karl Landsteiner nel 1901 a classificare per la prima volta i gruppi sanguigni dell'uomo, scoprendo inoltre che la loro determinazione dipendeva da fattori ereditari in base alla legge di Mendel.
I primi gruppi sanguigni identificati furono quelli del sistema AB0 (A, B, zero) che cataloga 4 gruppi diversi: il gruppo A, il gruppo B, il gruppo AB e il gruppo zero. Solo nel 1940, invece, fu scoperto il cosiddetto fattore Rh, grazie a Karl Landsteiner e a A.S. Wiener.
La scoperta avvenne dopo la trasfusione di sangue da una scimmia Macacus rhesus a un coniglio; i ricercatori osservarono che i globuli rossi del coniglio e della scimmia, invece di rimanere separati , si agglutinavano (cioè, si attaccavano l'uno all'altro). Più avanti, si scoprì che anche la maggior parte degli uomini presentano sui globuli rossi questo fattore agglutinante, che dalla razza della scimmia prese il nome di "fattore Rhesus (o Rh)"
Questi antigeni quindi non sono presenti solo nei globuli rossi umani, ma anche in quelli animali, che come noi pertanto sono più o meno emocompatibili tra loro.
A tutt'oggi è possibile conoscere la varietà ematica di molti esseri viventi.
I bovini ad esempio presentano 11 gruppi sanguigni (A, B, C, F, J, L, M, R, S, T e Z) con molteplici alleli per gruppo, i gatti presentano i gruppi A, B e AB che variano in base al luogo di provenienza dell'animale e alla razza. Tra i cavalli esistono 7 gruppi sanguigni e la frequenza della loro espressione varia in base alla razza.
I maiali presentano addirittura 15 gruppi sanguigni indicati da A a O.
Per quanto riguarda il CANE dobbiamo sapere invece che esistono almeno 12 gruppi sanguigni (denominati DEA 1.1, DEA 1.2, DEA 1.3, DEA 1.4, DEA 1.5, DEA 1.6, DEA 1.7). Il 40% dei cani però è DEA 1.1 positivo e può ricevere trasfusioni sia dal gruppo DEA 1.1 positivo sia da quello negativo. Invece i cani con gruppo DEA 1.1 negativo possono ricevere il sangue solo dallo stesso gruppo.
Negli animali esotici, come furetti e tartarughe, e nei rettili in particolare, i gruppi sanguigni sono stati poco studiati e una completa classificazione deve ancora venire. Nei conigli, finora, sono stati identificati 5 gruppi sanguigni, e si è notato che a differenza di altri mammiferi i loro globuli rossi sono NUCLATI.
Determinare il gruppo sanguigno di un soggetto è un'operazione non solo importante ma anche necessaria perchè permette di salvare la vita a chi corre il pericolo di perderla, per una malattia, per un incidente, per una qualunque eventualità. Per far ciò bisogna analizzare la presenza di proteine specifiche presenti sulla superficie dei globuli rossi, la cui comparsa è determinata da fattori genetici. Solo in questo modo si può essere quasi sicuru che il sangue che andremo a "trasfondere" sia quello compatibile.
Il problema però è che per molti animali, le classificazioni rimangono ancora incomplete e inoltre esistono poche banche del sangue ad uso veterinario, che rimangono peraltro molto costose.
Esiste ad esempio una piccola BANCA DEL SANGUE VETERINARIA per CANI e GATTI, ma, a parte il costo (una sacca di sangue canino testato da 250 ml si aggira sui 300 euro), si deve poi fare i conti con i tempi di spedizione che, nelle migliori delle ipotesi, si aggirano sulle 24-36 ore, tempo troppo lungo per essere compatibile con un’urgenza in atto, e con i tempi di conservazione. Il sangue raccolto non può essere stoccato in eterno, anzi, i tempi sono molto corti e si va dalle 8 ore (preferibili) fino a massimo 30 giorni (57 giorni circa nel coniglio), in quanto la vita media di un globulo rosso varia da animale ad animale. Nel gatto, ad esempio, è di 21 giorni e sarebbe piuttosto inutile trasfonderlo con del sangue tenuto in frigo per 20 giorni, in quanto l’effetto benefico della trasfusione sarebbe di sole 24 ore!!
Se avete dei "piccoli amici" in casa, il mio consiglio è allora quello di conoscere quanto più potete della loro fisiologia e anatomia. Perchè se è vero che chi trova un amico trova un tesoro, chi trova un amico a quattro, due o palmate zampe, ha trovato una ricchezza inestimabile!


domenica 28 agosto 2011

Una questione di mare!

Il vento vira all'improvviso: così, senza mezzi termini. Questa imprevedibilità della natura mi fa sentire piccola, umile, per così dire "al mio posto".
Viviamo in una presunzione che ci fa sfuggire di mano la giusta misura delle cose, ed invece qui, tra il verde ed il blu del mare che si lascia scompigliare dalle onde bianche e schiumose, io mi sento a casa.
Questo vento impertinente mi apre il respiro, ed è come se mi nascondesse al resto della mia vita, mostrandomene il lato migliore.
Vorrei scrivere tante cose, e forse le scriverò: in questi giorni tanti pensieri mi affollano la mente, tante riflessioni, tanta Vita.
Gli ultimi giorni di vacanza per me sono sempre difficili: una difficoltà a tornare alla vita di sempre, a lasciare l'isoletta, a ricordare che l'estate e l'inverno, qui, sono due stagioni molto diverse tra loro, e la libertà che cerco in questo fazzoletto di terra in mezzo al mare devo piuttosto costruirmela nella mia vita quotidiana.
Tante novità mi aspettano(mi ripeto): non solo una nuova stagione, ma una nuova stagione della vita.
E come sempre, la mia mente vaga alla ricerca disperata di nuove mete, nuovi piaceri da ritrovare laddove (in quella città) so che non ci saranno come qui.
E' una questione di colori: è sempre una fatica trovarne tanti nella mia vita di tutti i giorni. Qui, invece, quanti ne voglio.

E poi, è una questione di mare: qui è sempre sotto ai miei occhi, è nell'aria, è a dieci metri da me, è nel respiro, nel cibo, nelle strade.
E più cresco, più mi rendo conto che sono una donna scalza e spettinata: la vita ordinariamente ordinata fa per me solo fino ad un certo punto.

venerdì 26 agosto 2011

Oltre il senso della misura

In un film di Woody Allen a un certo punto c'era una discesa agli inferi. Il protagonista vedeva un'anima in pena, sprofondata fino al collo dentro una pozza di pece bollente e gli chiedeva: — Tu che peccato hai commesso? E il dannato rispondeva: — Io ho inventato gli infissi di alluminio anodizzato. Se così stanno le cose, che pena spetterà a chi ha inventato le fioriere pubblicitarie di Palermo? Le F.P. non sono soltanto brutte. Sono offensive. Talmente orrende da risultare iettatorie. Somigliano ad altrettanti sarcofaghi di cemento. La misura è quella di un sarcofago, l'aspetto è quello di un sarcofago. Per di più questi sarcofaghi si spostano. Spariscono da un angolo e ricompaiono all'altro della stessa piazza. A Mondello ostruiscono il paesaggio marino, ma l'indignazione non fa in tempo a sedimentarsi: il giorno dopo non ci sono più. Qualcuno li ha spostati nottetempo. Oppure la vela pubblicitaria che inalberano serve a farli andare di bolina da un marciapiede all'altro. Sarcofaghi a vela, ecco cosa sono. Questa mobilità però pone un ulteriore problema. C'è da credere che qualcuno per questi sarcofaghi pubblicitari paghi una tassa di occupazione del suolo pubblico. Almeno questo. Ma quale suolo pubblico? Per quale piazza? Per quale angolo della piazza? Bisogna credere che le ditte Alessi e Damir – che orgogliosamente li firmano, i sarcofaghi – abbiano ricevuto una licenza universale di arredare a loro piacimento le strade di questa città, riservandosi di cambiare la disposizione dei suoi sarcofaghi ogni volta che gli gira l'uzzolo. Complimenti alla ditta Alessi e a Damir, complimenti a chi gli ha concesso questa licenza di sfigurare Palermo. Speriamo che una pozza di pece bollente sia pronta ad accogliere anche loro.

martedì 23 agosto 2011

Metti un giorno nel traffico...

Navigare nel traffico palermitano è una delle esperienze più impegnative che conosco. Una di quelle che fanno crescere...già che fanno crescere ogni genere di sentimento rabbioso, anche nella persona più mite, nell'individuo più innocuo. Diventa quasi un momento catartico se affrontato con la docuta considerazione, perchè puoi liberarti di ogni frustrazione scaricandole sugli automobilisti che incappano sul tuo cammino e che ignorano, come te, gli appellativi che riceveranno lungo il tragitto. O meglio fingono di ignorare, perchè in realtà sanno bene che qui, a Palermo, nessuno passa indenne al vaglio del pubblico scorrimento anzi, mi correggo, del pubblico stagnamento.  
Qualche giorno fà, mentre commemoravo quanto appena detto, da un finestrino in lontananza sento un amabile e sensibile automobilista che amorevolmente gridava al suo vicino d'autovettura che gentilmente gli aveva tagliato la strada: "Pezzi i cuinnutu!!!". L'altro rispondeva ancora più amorevolmente: "T'avissiru a siccari i jargi biaccu!!".
Fu in quell'attimo che rimasi ancora una volta e sempre più affascinata dalla creatività lessicale che il mio popolo dimostra di possedere da secoli. Solo qui infatti ogni termine assume magiche e variopinte sfumature. E sempre in quell'attimo realizzai gli innumerevoli utilizzi che il termine Cuinnutu assume e le locuzioni cui prende parte. Eccovene una esemplificazione:
  • Coinnutu: individuo a cui sono spuntate due escrescenze ossee di forma conica sulla parte frontale del cranio causate da rescissione del contratto amoroso di una delle parti all’insaputa dell’altro. Questo epiteto viene generalmente rivolto a: datori di lavoro scassam…, arbitri ciechi, medici incompetenti, vigili urbani che prendono percentuali sulle multe fatte, automobilisti scaltri e a chiunque ti faccia un torto.
  • Va rumpiti i coinna: preambolo contenente insinuazioni sulla fedeltà del compagno altrui e successivo invito a lesionarsi da solo la prova di tale tradimento.
  • Coinna rure: persona di abilità talmente straordinarie che, nonostante sia stato invitato innumerevoli volte a lesionarsi tali escrescenze, queste gli sono rimaste intatte. 
  • Coinnutu e vastuniatu: non solo il tuo compagno/la tua compagna di vita si sta sollazzando con qualcun altro/a alla facciazza tua, ma una volta scoperti, lui/lei ti prende pure a legnate perché sei stato/a troppo assillante. 
  • Travagghiare comu un coinnutu: lavorare tanto come bestie da soma.
  • Si chiù coinnutu ri na cascia ri babbaluci, u toru in confronto a tia è tignusu: similitudini sicule verso animali dotati di corna affinché sia chiaro all’interlocutore la sua situazione amorosa, nel caso gli sia sfuggito il senso.
  • Coinnutu tu e tutta a to razza: La modificazione genetica dovuta ad un relazione amorosa flessibile unilaterale (dal lato sbagliato) si tramanda per generazioni. se tuo padre o tua madre è stato/a coinnutu/a, ci sono statisticamente maggiori possibilità che anche i figli posseggano nel proprio DNA il famoso cromosoma cornuto "Y"

lunedì 22 agosto 2011

Palermo ha la sua nuova Cala!!!



Passando dalla Cala qualche giorno fà, non ho potuto fare a meno di notare come i lavori fossero finalmente terminati (o quasi). La prima cosa che mi è saltata all’occhio gettando uno sguardo dal sedile della moto è stata l’invasione dei palermitani nei confronti di questo nuovo spazio. I cittadini dimostrano ancora una volta di avere “sete” di luoghi pubblici da vivere. Incuriosita dalla cosa, decido di fare inversione a piazza XIII vittime e torno indietro.


La prima impressione è sicuramente positiva: la nuova Cala è bella. Già questa di per sè è una cosa abbastanza anomala per una città dove i soldi pubblici vengono continuamente sperperati dall’ignavia della politica locale, offrendo solo cose brutte o incomplete (e credo che ne abbiamo avuto ulteriore testimonianza il 6 agosto dopo la consegna del parco d’Orleans). Superato il primo impatto e cominciando a passeggiare le sensazioni si fanno più intense, e si coglie veramente la potenzialità del posto.

Quella che durante i lavori non mi sembrava altro che una banale ri-pavimentazione esterna, si dimostra adesso un lavoro all’altezza, dove piccoli interventi mirati ma ben congegnati hanno letteralmente fatto rinascere uno spazio totalmente abbandonato a se stesso.

La presenza delle numerose panchine sicuramente è un fattore positivo e, mi duole dirlo, a Palermo purtroppo non è una cosa scontata (quante panchine vedete in giro?). Già il semplice fatto di potersi sedere e ammirare il porticciolo durante il tramonto è un buon motivo per recarsi sul posto.

Il verde è essenziale ma ben curato (almeno per ora). Pochi elementi decorativi, come le varie ancore sparse qua e là, ma di notevole impatto.

Qualche dubbio riguardo i dissuasori in cemento, che a parer mio sono troppo distanti tra loro e non impediranno di certo che i soliti furbetti entrino con gli scooter all’interno dello spazio pedonale. Non credo che la cosa sia casuale, dato che all’interno della struttura in legno in fase di terminazione saranno ospitati bar e altri luoghi di ritrovo; emerge quindi un primo tasto dolente.

Non ci metto molto a trovare il secondo… saltano all’occhio le prime cartacce sul prato e mi rendo conto che non ci sono cestini nei dintorni. Questa è la solita mossa stupida alla palermitana a cui purtroppo siamo abituati, in quanto dubito che la gente sia disposta a tenersi un fazzoletto in mano per ore prima di trovare un contenitore utile allo scopo. Ma dico, è così difficile prevedere la cosa a tutela dello spazio che stai costruendo?! Purtroppo, ciò che per noi è ovvio…evidentemente non lo è per tutti.

Al di là di questo, la struttura è esteticamente rilevante e si sposa bene con lo spazio che la circonda. Non ci vuole molto a capire che la Cala diventerà uno dei punti di riferimento della movida palermitana di qui a breve, grazie anche alla vicinanza di molti locali nei dintorni, e grazie soprattutto alla presenza del mare che, specialmente d’estate, crea molta atmosfera. Ho notato inoltre che vi è una scala d’accesso alla terrazza della struttura, che sicuramente garantirà una vista mozzafiato di tutto il porticciolo. Un po’ di rammarico per il fatto che ancora una volta sia stata esclusa una destinazione di questi spazi a scopi differenti da quelli commerciali. Personalmente avrei preferito spazi culturali; spero che in futuro qualche amministratore illuminato possa tenere anche solo minimamente in considerazione questa ipotesi.

In conclusione, trovo che la nuova Cala sia tutto sommato un ulteriore passo avanti verso la restituzione del mare alla città. Certo, restano ancora un bel po’ di problemi, come l’assenza di cestini, quella barriera stradale che taglia fuori il waterfront dal contesto cittadino, l’assenza di spazi ricreativi per i bambini e spazi culturali.
Un ultimo pensiero alla mentalità e senso civico dei nostri concittadini, e subito una domanda sorge spontanea: quanto durerà?
















giovedì 11 agosto 2011

Ecologici anche tra le lenzuola...

Avevate mai pensato che si può essere ecologici anche fra le lenzuola?
I comuni preservativi presenti in commercio sono in lattice, in poliuretano o altri materiali sintetici.
Il lattice normalmente usato è ottenuto dal caucciù, dunque a prima vista si potrebbe pensare che sia un prodotto naturale. In realtà durante il processo di lavorazione viene sottoposto ad una serie di interventi che prevedono l’utilizzo di additivi chimici, per cui non è più biodegradabile. Ciò vuol dire che tutti quei preservativi gettati per terra nei posti più appartati resteranno lì per centinaia di anni, contribuendo all’aumento dell’inquinamento ambientale.
Produrre preservativi ecologici potrebbe rappresentare un’ottima fonte di investimento per l’ambiente e per l’economia locale (considerate che il lattice proviene da Paesi con alti tassi di infezione da HIV).
Stamane leggevo un articolo che riportava il progetto dell'azienda brasiliana Natex’s Condoms, da anni impegnata nella produzione di preservativi in lattice di gomma naturale, ricavata direttamente dagli alberi. Questa azienda sta dando un notevole incentivo all’uso delle risorse locali, favorendo l’aumento dell’occupazione e mantenendo una politica aziendale volta al rispetto della natura.
Vi sono però anche altre iniziative poco pubblicizzate come quella di Talia Frenkel, ad esempio, ex fotografa della Croce Rossa, che ha fondato la società Love Begins With L. dove si producono preservativi green controllando anche le emissioni di gas serra e realizzando confezioni a partire da materiali di recupero. In più ogni preservativo acquistato servirà a donarne un altro a 3 paesi africani.  
Ecologia dunque e lotta all’AIDS.
Diverso è invece l’impegno della French Letter, un’azienda britannica del circuito commerciale equo-solidale che produce profilattici lavorando il caucciù della Fair deal trading, una filiera equo-solidale asiatica.
Non mi resta quindi nel rendervi partecipi di questa nuova fetta di mercato in espansione, augurarmi che il prossimo vostro acquisto sia green più del solito!

1200 dollari per un posto su un gommone

Ali è un ragazzo di 26 anni, sudanese, giunto in Italia vivo per miracolo. È uno dei tanti arrivati dal mare. Dopo essere stato 60 giorni nel centro di prima accoglienza a Lampedusa e 30 giorni nel centro di permanenza temporanea di Agrigento, è stato espulso dall’Italia senza la possibilità di chiedere asilo.  Una volta giunto in Inghilterra, nel rispetto della Convenzione di Dublino, gli hanno spiegato che doveva presentare richiesta di asilo nel primo paese europeo in cui era stato. Ora, con un permesso per motivi umanitari, che finalmente gli è stato concesso dalle autorità italiane, sogna di fare il fornaio, il mestiere che gli ha insegnato suo padre.  

Come è iniziato il tuo viaggio per l’Italia?Scusa se insisto ma promettimi di usare un altro nome per l’intervista. Mia madre non sa nulla di quello che ho dovuto passare per arrivare qui. Le ho solo detto che è andato tutto bene, che il viaggio è stato tranquillo. Lei non voleva che io partissi e così ho preferito rassicurarla: non deve sapere che suo figlio ha conosciuto da vicino la morte. Il mio viaggio per arrivare in Italia è iniziato in un tir: eravamo in 105 stipati uno vicino all’altro, ognuno con il suo posto pagato 100 dollari per attraversare il deserto fino in Libia. Il viaggio è durato una settimana, il cibo era poco e l’acqua meno. Ci facevano sgranchire le gambe una volta al giorno per cinque minuti.

Una volta arrivato in Libia cosa hai fatto?
Sono stato due mesi a Tripoli prima di poter partire per l’Italia. Non sapevo bene come fare a contattare chi organizza i viaggi, ma ci ho messo poco a capire a chi mi dovevo rivolgere per lasciare la Libia. Ho incontrato un gruppetto di sudanesi che mi hanno messo in contatto con un tizio, anch’egli sudanese. Poche parole, niente convenevoli: 1200 dollari è il prezzo di un posto su un  gommone per un viaggio che - mi dicevano - “dura al massimo 12 ore: in questo periodo non c’è da preoccuparsi,  il mare è calmo e non c’è vento”. Il 1 agosto del 2004, un giorno prima della partenza, sono stato avvertito che l’indomani all’una di notte mi sarei dovuto trovare in una spiaggetta nascosta non molto lontana dal porto. Oltre a me quella notte c’erano altre 16 persone ad aspettare. Eravamo tutti giovani uomini sudanesi tranne un ragazzo e una coppia di coniugi ghanesi. Il marito si era offerto di guidare il gommone e per questo non aveva pagato la sua quota. Sapevamo che il viaggio doveva durare un giorno e avevamo con noi un panino a testa, un pezzo di formaggio e una bottiglia d’acqua per tutti. Ci avevano detto di non portare nulla perché sul gommone non c’era spazio per i bagagli. In realtà non c’era spazio nemmeno per diciassette persone, eravamo tutti molto stretti uno vicino all’altro. Comunque pensavo che dodici ore le avrei sopportate abbastanza facilmente.

Come è andata? Sei riuscito a sopportare queste dodici ore di viaggio?
Ci abbiamo messo sei giorni ad arrivare. Cinque di noi non ce l’hanno fatta. Un vero incubo: dopo 25 ore di navigazione entrava acqua nel gommone e avevamo finito cibo e acqua da bere. Abbiamo avuto un barlume di speranza quando è comparsa all’orizzonte un’enorme nave bianca. Ci siamo avvicinati per chiedere soccorso. Dalla nave ci dicevano di allontanarci, che non ci avrebbero fatto salire. Vedevamo la nave allontanarsi insieme all’unica possibilità di salvarci tutti.  Dopo altri due giorni così ormai eravamo esausti, pensavo di morire, che non ce l’avrei fatta e che era stato tutto inutile. Durante la notte tra il quarto e il quinto giorno quando l’acqua ormai ci arrivava al collo, abbiamo deciso di tentare il tutto per tutto, tanto ormai non avevamo più nulla da perdere. E così abbiamo staccato il motore dal gommone per alleggerirne il peso e inoltre abbiamo buttato in acqua le taniche di benzina che avevamo a bordo. Quattro di noi hanno deciso di mantenersi a galla con le taniche vuote, abbondando per sempre l’imbarcazione che era inservibile. Io e gli altri non ce la siamo sentiti di seguirli e così siamo rimasti tutti vicini uno sopra l’altro appoggiati alla parte anteriore del gommone. I quattro che avevano scelto di affidarsi alle taniche vuote, spinti dalla corrente, non sarebbero mai arrivati in Italia.  

Come siete giunti in Italia?
Al sesto giorno eravamo tutti consapevoli che non avremmo visto la notte. Un’onda più grande delle altre ci ha buttati tutti sott’acqua per circa venti interminabili secondi prima di riemergere. È stato terribile. Siamo stati travolti dall’onda in tredici ma siamo riemersi solo in dodici: la moglie del ghanese non ce l’aveva fatta. Il marito non aveva il coraggio di guardare. Ormai non c’era più niente da cercare o da raggiungere, anche le nostre vite erano perdute. Dopo qualche minuto abbiamo avvistato una nave ma ormai eravamo sicuri che neanche stavolta ci avrebbero aiutato. A questo punto credo di aver penso i sensi. Mi sono risvegliato su una barca con delle persone che mi davano da bere e mi tenevano la fronte.  

Fa male ricordare?
Certo fa male. Ma quello che fa più male è sentirsi chiamare clandestino e sentire le notizie al telegiornale di quelli che muoiono. Nessuno dice che siamo disperati, che siamo disposti a morire pur di lasciare i nostri paesi distrutti dalle guerre. Nessuno immagina cosa significa arrivare vivi in Italia. Nessuno sa quanta gente specula sulla nostra vita.

lunedì 8 agosto 2011

Sicilia

[O terra di sole e di mare
di polvere e vento
di luce e silenzio
in Te io trovo la nostalgia del mio tempo
e in essa il potere del sentimento.
Di te lontana mi scopro spesso pentita
ma il tuo sapore conservo tra le dita
e nel mio cuore custodisco il tuo colore;
Perchè Tu, dai variopinti profumi arricchita,
hai generato il grembo
che mi ha dato la vita]

giovedì 4 agosto 2011

Caro candidato sindaco di Palermo...

Le elezioni si avvicinano ed ho deciso di scriverti.

Non ho la pretesa con questa lettera di rappresentare la mia categoria, affido le mie parole ad un blog in modo che i miei concittadini e lettori di passaggio possano condividerle o meno.

La prima cosa che volevo dirti, caro candidato, è che se vuoi il mio voto, non mi devi parlare di lavoro.

Compito del sindaco, e di tutti gli amministratori pubblici in generale, non è creare posti di lavoro, ma amministrare la cosa pubblica nel migliore dei modi (il che include, ovviamente, il rispondere celermente alle istanze delle imprese su autorizzazioni / concessioni e procedure burocratiche oltre che ripulire la città dalle immondizie, dai disservizi e dai non-servizi, già quelli che vi ostinate a creare ad hoc per contentare genitori e figli che vi promettono il voto in cambio di uno stipendio fisso, ignorando l'inevitabile morte sociale di ogni buona opportunità).

Spiegami piuttosto, caro candidato, come intendi risolvere il problema delle società ex. municipalizzate, come intendi evitare che fondi originariamente destinati alla costruzione e manutenzione di infrastrutture, che creerebbero ricchezza per la città, vengano utilizzati per la spesa corrente (ovvero per pagare stipendi e anche uova di pasqua ai dipendenti della provincia), senza essere linciato dalla rabbia dell’emergenza sociale che ne deriverebbe.

Lo so caro candidato, non l’hai creata tu questa situazione; a me non interessa di chi è la colpa, ma vedere un piano per risolvere il problema.

A proposito di infrastrutture, caro candidato, sarebbe bello avere notizie di un paio di quelle di cui non si parla, ma che sono fondamentali per la città.

Sono nata e cresciuta a Palermo e non a Venezia: vorrei sapere in che stato è la nostra rete fognaria?? ci sono o sono previsti lavori di restauro e messa in opera attiva?? sono stanca di bagnarmi i piedi ogni volta che piove o vedere la città allagata ai tg e le macchine ferme sotto i ponti della circonvallazione.

Anche dell’anello ferroviario non ho più aggiornamenti da molto: come farai a sbloccare i lavori del primo lotto, dove troverai i fondi per appaltare il secondo? Quando costruirete una rete che connetta l'intera provincia in modo adeguato e utile per i cittadini?? Della rete della regione, chiederò al "caro" Lombardo...

Ci sono poi, caro candidato, una raffica di domande la cui risposta forse è stata inghiottita da un buco nero e potresti non essere in grado di sapere neanche tu:

Quante ere geologiche aspetteremo per l’approvazione del piano del traffico (che nome orrendo, chiamarlo così e non “piano per la mobilità sostenibile”. E' come chiamare un piano per la sanità “piano per la malattia”)?

E per la pedonalizzazione del centro storico? E quando le poche, anzi rare piste ciclabili smetteranno di essere assaltate da ciclomotori, autovetture in parcheggio e autobus che rifuggono dalle loro corsie preferenziali "occupate"?

Come e dove vengono trattati i rifiuti differenziati e depositati nelle apposite campane?

Esiste un piano per l’erogazione di servizi via web (magari che preveda l’utilizzo di software libero e standard aperti) o dovremo continuare ad usare il portale dei “MAIA”, col rischio che smetta di funzionare l’anno prossimo a dicembre?

Come vedi, caro candidato, gli interrogativi sono tanti, ma ho già usato troppo spazio, perfino per una pagina su internet.

Ti lascio con una preghiera.

Spero caro candidato, d’ora in avanti di vederti più partecipe alle discussioni, che non userai internet solo per diffondere comunicati stampa o aprire blog dove postare senza leggere ma invece rispondere ai commenti; perché un candidato che non risponde oggi ai cittadini, non mi fa immaginare nulla di buono per quando sarà eletto.

Il tempo delle tv e della comunicazione unidirezionale è finito quando si è determinato il risultato di un referendum anche con una campagna sul web.

Per ora ti saluto, caro candidato, augurandoti buona campagna.

La tua potenziale futura elettrice.

martedì 2 agosto 2011

Quando l'estate non faceva notizia...

Ma è cominciata, l’estate? Lo chiedo perché il tipico fenomeno stagionale dello smottamento delle minchiate verso le pagine interne dei giornali tarda oltre ogni consuetudine.
Notizia numero Uno: il ministro Tremonti mette in fuorigioco gli accusatori sostenendo di essere troppo ricco per rubare. Se ne ricava che il Codice Penale resta in vigore solo al disotto di una certa fascia di reddito (specificare quale, eventualmente).
Notizia numero Due: il neo ministro della Giustizia Nitto Palma sostiene che gli effetti del cosiddetto “Processo Lungo” non saranno rilevanti. Dovendo indossare giacca e cravatta anche in luglio, i cronisti parlamentari hanno troppo caldo per domandargli allora quali erano i presupposti di urgenza e rilevanza che hanno spinto il governo a chiedere la fiducia per un provvedimento così privo di effetti, tanto più in un momento in cui l’Occidente viaggia spedito verso un muro di cemento, con l’Italia all’avanguardia.
Malgrado l’estate, non occorre arrivare a pagina venti: le minchiate resistono saldamente in prima pagina.
Ridateci le vacanze dei Vip e i consigli per fronteggiare il caldo, per pietà.